Scuola di Liberalismo

Presentazione della Scuola

2° seminario
Miti e realtà dello statalismo
prof. Carlo Lottieri - Università degli Studi di Siena
3 febbraio 2017 - UMG Catanzaro
Al termine statalismo possono ricollegarsi più significati. Esso, infatti, può essere impiegato per designare una concezione politica e un sistema di governo, e le conseguenti misure volte ad ampliare le competenze dello Stato, il quale finisce per controllare ampi settori o totalmente l’economia e la società. In quest’ultimo caso, sfocia in una sorta di “capitalismo di Stato”, che si verifica quando l’economia è controllata o pianificata, oppure, nella versione più estrema, nel socialismo, quando la nazionalizzazione dei mezzi di produzione diventa totale o prevalente. Lo statalismo si riferisce anche alle preferenze di coloro i quali reputano le decisioni collettive dei funzionari aprioristicamente migliori di quelle dei singoli individui sul mercato. Il termine statalismo si connota comunque negativamente, e può anche essere inteso oltre i confini politico-economici fino a designare tutti coloro che invocano l’intervento del potere pubblico per imporre regole di vita e regolamentare qualsiasi ambito della vita associata. Le sue origini sono antiche e possono essere fatte risalire al pensiero di Platone, il promotore della reazione contro la società aperta della democrazia ateniese, nel quale è contenuto il programma politico dello statalismo moderno. Quanto allo Stato, agli occhi di molti lo stesso sarebbe un’istituzione in grado di assicurare ordine, spirito comunitario e giustizia. Fin dai tempi di Hobbes, in effetti, l’ideologia che ha favorito l’imporsi dello Stato sulla scena pubblica ha affermato la tesi secondo cui l’unica maniera per lasciarsi alle spalle i rischi di un’esistenza dominata dalla paura consisterebbe nel consegnare allo Stato il pieno controllo della vita sociale. Nel proseguo della sua evoluzione lo Stato si è affermato poggiando sull’idea che gli uomini – in assenza dello Stato – sarebbero atomi incapaci di interagire e coordinarsi. Quando le istituzioni pubbliche si fanno “nazionali” e si legittimano a partire dal popolo esse si rivelano in grado di creare un vero senso della comunità. Infine, le istituzioni statali si sono candidate a portare la giustizia – essenzialmente intesa come eguaglianza e solidarietà – dove vi sarebbero solo egoismo, iniquità e sopraffazione. Se questa è la mitologia dello Stato, Bruno Leoni ci aiuta a comprendere come la realtà sia ben diversa, perché oggi siamo in grado di riconoscere come la maggior parte dei nostri problemi venga proprio dallo Stato. In effetti, secondo l'autore di "Freedom and the Law" lo Stato moderno è all'origine delle guerre e di quell'inflazione legislativa che mina ogni certezza del diritto. Per di più, il potere statale si caratterizza per il suo essere stato generato dalla forza e per il suo essersi progressivamente affermato grazie ad essa. Lungi dal proteggere tradizioni e comunità, il monopolio sovrano della violenza si configura allora come un potente disgregatore dei rapporti sociali e come l'artefice di un progetto egualitario che, nei fatti, determina il trionfo del ceto politico sull'intera società.
 
Il prof. Carlo Lottieri ha studiato a Genova, Ginevra e Parigi, dove ha conseguito un dottorato di ricerca sotto la guida di Raymond Boudon. Attualmente insegna Dottrina dello Stato alla facoltà di Giurisprudenza dell’università di Siena ed è direttore del dipartimento Teoria politica dell’Istituto Bruno Leoni. Studioso del pensiero liberale classico e libertario, ha pubblicato – tra l’altro: Liberali e non. Percorsi di storia del pensiero politico (2023), Credere nello Stato? Teologia politica e dissimulazione da Filippo il Bello a Wikileaks (2011), Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno (con Piercamillo Falasca, 2008), Le ragioni del diritto. Libertà individuale e ordine giuridico nel pensiero di Bruno Leoni (2006), Il pensiero libertario contemporaneo (2001) e Denaro e comunità (2000). Il 28 agosto 2009, a Soverato, ha ricevuto il Premio Internazionale Liber@mente.

 



TESINE
 

1) La sharing economy è un fenomeno che si riconosce in molti settori, come quelli dei viaggi in auto, la ricerca di camere d'albergo o alloggi di vacanza, i servizi professionali e finanziari, la ristorazione, ecc., e può essere riguardata e studiata da diverse angolazioni. La stessa, al pari della maggior parte delle istituzioni sociali, rappresenta un prodotto non previsto e non programmato dell'interazione sociale, formatesi spontaneamente nel processo di mercato. Detto fenomeno si è rapidamente diffuso in ogni parte del pianeta, raggiungendo e coinvolgendo, anche a molta distanza, persone, ambienti, luoghi, beni e servizi: una cosa impensabile solo qualche anno fa, ma che ora è stata resa possibile dalla tecnologia del nostro tempo e da quel fenomeno che è la globalizzazione. Sulla base di siffatte considerazioni e degli argomenti trattati nei seminari della Scuola di Liberalismo, è possibile coniugare sharing economy e liberalismo? Quale ruolo, in siffatto ambito, deve essere assegnato allo Stato e quale invece ai consumatori?

 
2) Il capitalismo viene spesso accusato dagli ecologisti di essere responsabile dei maggiori problemi ecologici, come l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, l’esaurimento delle risorse naturali, la deforestazione, la desertificazione, l’estinzione delle specie animali e vegetali. Inverso, questa idea è servita a giustificare un intervento massiccio dello Stato nel campo ambientale, sotto forma di collettivizzazione dei beni, minuziose regolamentazioni, tasse sulle imprese “inquinanti” e altre misure restrittive. L’ecologia di Stato, che ha moltiplicato le burocrazie ambientali affidando a politici e burocrati quelle decisioni che un tempo erano di esclusiva competenza dei proprietari e delle comunità, non ha dato però buoni risultati. È facile accorgersi, infatti, che ad essere inquinate o abbandonate all’incuria sono solitamente le risorse pubbliche come l’atmosfera, i mari, i laghi, i fiumi, le spiagge, le foreste: quelle cioè prive di un proprietario. Le risorse private, al contrario, risultano generalmente ben conservate. Quale soluzione può essere apprestata per risolvere il problema ambientale? È possibile delineare, e in che modo, una ecologia di mercato per proporre una nuova forma di gestione dell’ambiente, basata sui diritti di proprietà, sul libero mercato e sull’associazionismo privato?
 

3) L’arte, in particolare quella visiva, che si esprime soprattutto mediante la pittura, rappresenta un fenomeno complesso e affascinante: “... un fiore selvaggio, [che] ama la libertà”, come sottolineato da Ignazio Silone. L’arte, intesa come linguaggio, ha rappresentato e fatto conoscere la realtà. Con il passare dei secoli e con l’evoluzione del pensiero, l’uomo ha affinato le tecniche di rappresentazione, ed è passato dal realismo oggettuale all’arte astratta e informale, spingendosi oltre. Ed è proprio in questo suo continuo spingersi oltre che si evidenzia l’infinita potenzialità dell’arte, la quale è vero nutrimento spirituale, intensifica la potenza comunicativa, rompendo con il passato, e creando nuove forme. Tenendo conto degli argomenti trattati nel percorso formativo della Scuola in che modo possono essere coniugate arte e libertà? L’arte può essere “arginata” o limitata dal potere politico, in una parola, può essere statizzata?

 

4) 4- La globalizzazione è un processo ormai inarrestabile e irreversibile, che riflette un insieme assai ampio di fenomeni e impone l’apertura dei mercati e la limitazione delle sfere di intervento dello Stato. Essa include in sé il libero scambio non solo di beni e servizi, ma anche dei fattori di produzione, della conoscenza, della cultura, delle leggi e delle regole, ecc. La sua crescente importanza può essere spiegata sia da fattori istituzionali (liberalizzazione multilaterale dello scambio, integrazione economica) sia da fattori tecnologici, come ad esempio, lo sviluppo di internet. Nonostante tutto quanto rilevato, esistono tuttavia posizioni critiche nei confronti di detto fenomeno. Pertanto, possiamo analizzarla e chiederci: la globalizzazione è una opportunità o un problema? In che modo può contribuire a risolvere i problemi del Paese? È possibile ipotizzare una società organizzata diversamente, con meno Stato e più ampi spazi per le attività private di imprese e famiglie?

 
VINCITORI
   
1- Ivan Valia
borsa di studio di € 500,00
Confedilizia
2- Elisabetta B. Zaffino
borsa di studio di € 300,00
Istituto Mises Brasile
 
   
3- Alessio Filippone
borsa di studio di € 200,00
Istituto Mises Brasile



   
Riconoscimenti speciali della Confedilizia conferiti a
Antonietta Stratoti e Ida Sbano
     
CERIMONIA DI CHIUSURA
9 giugno 2017 - Fondazione Istituto Stella di Catanzaro

Le pregevoli interpretazioni musicali proposti dal soprano Fernanda Iiritano, dal tenore Davide Minoliti, dal baritono Daniele Tommaso Mellace e dalla pianista Annalisa Critelli dell’associazione “Amici dell’opera lirica” di Catanzaro, hanno scandito i momenti della cerimonia di chiusura della nona edizione della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises”.
Dinanzi al numeroso e attento pubblico, che ha gremito la sala Friedrich A. von Hayek” della Fondazione Istituto Stella di Catanzaro, Rossella Galati, direttore della rivista Liber@mente, ha condotto la serata, che è stata aperta dalla proiezione della videostory dell’edizione appena conclusa della Scuola.
Dopo la proiezione del filmato, con il quale sono state ripercorse tutte le tappe dell’iniziative e i momenti essenziali dei suoi seminari, la cerimonia è entrata nel vivo con la proclamazione dei vincitori, che hanno superato con profitto le prove di verifica e realizzato i migliori elaborati sugli argomenti proposti. Agli stessi sono state assegnate le borse di studio messe in palio dalla Confedilizia e dall’Istituto Mises Brasile. Il primo premio, consegnato da Sandro Scoppa, presidente della Fondazione Vincenzo Scoppa, è stato assegnato a Ivan Valia, che si è soffermato sul tema della globalizzazione, proponendo apprezzabili spunti teorici e riflessioni personali coerenti con gli argomenti sviluppati nei seminari della Scuola di Liberalismo. Il secondo premio, consegnato da Francesco Mancini, presidente del Cofidi Calabria, è stato assegnato a Elisabetta Bruna Zaffino per un interessante elaborato sulla globalizzazione, che ha trattato con buona padronanza e utilizzando gli strumenti culturali acquisiti nel ciclo formativo del corso. Il terzo premio, consegnato da Daniele Mellace, presidente dell’ADOL, e da Piero Funaro, neo eletto presidente del Lions Club Medio Ionio, è stato infine assegnato ad Alessio Filippone per una buona dissertazione sulla “sharing economy”, che ha analizzato cercando di coglierne gli aspetti peculiari, la complessità e i possibili risvolti.
Ai vincitori sono state anche consegnate da Angela Fidone, coordinatore del Tea Party Calabria, Paolo Orlando, presidente della Fondazione Istituto Stella, e Antonella Cimarosa, responsabile dell’Assindatcolf Catanzaro, le spille di riconoscimento e ammissione del medesimo movimento.
A margine della premiazione, Daniela Rabia, per la Confedilizia Calabria, ha consegnato uno speciale riconoscimento della stessa federazione a Ida Sbano e Antonietta Stratoti, allieve della Scuola.
La bella, emozionante e coinvolgente serata si è chiusa con il tradizionale taglio della torta, dedicata alla Scuola di Liberalismo, e offerta dal bar pasticceria "La Pergola" di Marina di Santa Caterina dello Ionio.
Con la cerimonia di premiazione e di assegnazione delle borse di studio si chiude l’anno formativo 2017 della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises”. È solo l’arrivo al traguardo di un’altra tappa importante del percorso verso la società del futuro. Una società aperta e libera in un mondo globalizzato, la cui pietra angolare è costituita dal sistema dei princìpi del liberalismo. La Scuola continuerà ancora il suo percorso con la prossima edizione nel 2018, che raggiungerà un traguardo storico, quello del decennale!

La videostory della Scuola di Liberalismo "Ludwig von Mises" 2017

La videostory dell’edizione 2017 della Scuola di Liberalismo "Ludwig von Mises". Attraverso immagini e musica, la narrazione ripercorre tutte le tappe della Scuola, ricordando la conferenza stampa di presentazione , e i momenti salienti dei seminari, svolti presso la sala della Giunta dell'Amministrazione Provinciale di Catanzaro e la facoltà di giurisprudenza dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, dal 27 gennaio al 31 marzo 2017. Realizzazione FASS Studio Agency.

10° seminario
Direzione “Liberrima”, il viaggio verso il futuro
dott. Massimo Blasoni - Imprenditore/Presidente Centro Studi ImpresaLavoro
31 marzo 2017 - UMG Catanzaro
La ricetta liberale è a tutt’oggi la miglior risposta ai problemi del Paese. Il rilancio dell’occupazione e la ripresa dell’economia sono possibili solamente attraverso la riduzione di tasse e imposte e dell’opprimente burocrazia.
Occorrono però un’azione radicale e la capacità di guardare al mondo con occhi nuovi. L’organizzazione sociale che conosciamo non è l’unica possibile. Siamo solo abituati a pensarlo. Il fatto che uffici pubblici, scuola, sanità, pensioni, acqua siano attività gestite direttamente dallo Stato non è frutto di un ordine necessario.
Per lunghi secoli, infatti, il perimetro delle attività dello Stato è stato particolarmente delimitato e definito, con ridotti compiti e funzioni. A partire dal Medio Evo, ha iniziato a svilupparsi lo Stato moderno, un’entità che ha soppiantatol’ordine giuridico pluralistico di quell’età con un’istituzione di tipo nuovo: centralizzata, territoriale, perpetua, sovrana. Da tale epoca, la crescita è stata inarrestabile e lo Stato si è autorappresentato quale interprete di un potere libero da ogni vincolo e irresistibile, che assorbe sempre di più al suo interno la società e limita oltremodo la libertà individuale.
Ora, è necessario ridurre al minimo il raggio d’azione dello Stato, che fa ora (letteralmente) da padrone. è insomma uno Stato che si improvvisa imprenditore e immobiliarista e che si è trasformato in un’idrovora fiscale pur di mantenere un apparato burocratico pletorico, a stipendio garantito e ostile all’impresa. Per superare queste inefficienze va finalmente riconsegnata a famiglie e aziende la libertà di scegliere come e quando spendere le proprie risorse. E c’è un solo modo per farlo: Privatizziamo!
Il dott. Massimo Blasoni imprenditore del Nord-Est di prima generazione. Ha fondato e guida uno dei principali gruppi italiani nel settore della gestione e costruzione di Residenze Sanitarie per anziani. Sereni Orizzonti Spa opera sul territorio nazionale e occupa oltre 2300 dipendenti. È autore di numerosi articoli su temi economici pubblicati da Panorama, Il Giornale, Libero, Il Foglio, La Verità e altre testate nazionali. Ha pubblicato il saggio Privatizziamo! Ridurre lo Stato, liberare l’Italia edito da Rubbettino. Ha fondato e presiede ImpresaLavoro, un Centro Studi di ispirazione liberale che promuove il dibattito sui temi dell’economia e del lavoro. Vive a Udine con Sara e le loro figlie Gioia Martina e Lavinia. Il 26 agosto 2016 ha ricevuto a Pizzo (VV) il Premio Internazionale Liber@mente.

9° seminario
La sharing economy al tempo della globalizzazione
prof. Giampaolo Garzarelli - Università La Sapienza di Roma
24 marzo 2017 - UMG Catanzaro
Il mercato è considerato come un'istituzione sociale decentrata dove c'è concorrenza – intesa qui come rivalità attiva – tra gli agenti che lo compongono. Attraverso la sua natura competitiva, esso svolge tre funzioni sociali fondamentali che possono essere così sintetizzate: coordinamento di conoscenza dispersa, scoperta di nuova conoscenza e allineamento degli incentivi. La Scuola austriaca dell'economia, specialmente Mises e Hayek, ha dato contributi importanti in merito, enfatizzando anche come il mercato sia un'istituzione sociale di natura spontanea (ordine) dove vige la massima libertà individuale, poiché le azioni sono guidate non da autorità ma da prezzi relativi. In altri termini, il mercato è efficiente – coordina conoscenza dispersa, porta alla scoperta di nuova conoscenza e allinea diversi incentivi – in quanto in esso non vi è separazione tra azione e responsabilità individuale.
Una sfida per lo scienziato sociale, specialmente per l'economista, risiede nel rendere lo stato, un'altra istituzione sociale (ma non di origine spontanea come il mercato), più efficiente. Come insegna soprattutto la Scuola delle scelte pubbliche (Public Choice), rendere lo stato più efficiente è un problema molto complesso (homo oeconomicus in ambito politico, ricerca di rendite parassitarie, massimizzazione della probabilità di elezione piuttosto che del benessere sociale, ecc.). In breve, il problema è che lo stato è caratterizzato da costi diffusi e benefici concentrati; questo significa che, al contrario del mercato, un problema basilare dello stato è proprio la separazione tra azione e responsabilità individuale. Una soluzione spesso proposta per risolvere tale separazione è quella di decentrare il settore pubblico. L'idea di fondo è che il decentramento spinge lo stato ad essere più competitivo, approssimando così la natura relativamente più efficiente del mercato. Si pensi al federalismo fiscale.
Ma in che modo le tre funzioni del mercato possono essere “spostate” verso lo stato in modo da rendere quest'ultimo più efficiente? Le teorie economiche contemporanee che tentano di rispondere a questo quesito sono poche, ancora in nuce e, paradossalmente, non tutte provenienti dal pensiero liberale. Tuttavia, è possibile identificare alcuni elementi su cui si possono fondare le basi per una teoria del decentramento del settore pubblico che sia pragmatica, cioè che contenga elementi fattibili e non idealisti per rendere lo stato più efficiente (un punto di vista molto simile al consequentialist libertarianism).
Il prof. Giampaolo Garzarelli è professore aggregato di Scienza delle finanze presso la Sapienza – Università di Roma. È stato Senior Lecturer e poi Associate Professor di economia presso la University of the Witwaterstand, Johannesburg, Sud Africa, lo stesso ateneo dove insegnò per molti anni anche l’economista della Scuola austriaca Ludwig M. Lachmann. In precedenza, è stato anche professore a contratto di economia presso l'Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali su temi di economia delle istituzioni, federalismo fiscale e teoria dell'impresa. I suoi attuali progetti di ricerca si incentrano principalmente sulla policy experimentation in stati federali e su problemi di rischio morale (moral hazard) creati da istituzioni pubbliche che non sono complementari.

8° seminario
La sharing economy al tempo della globalizzazione
prof. Gianfranco Fabi - Il Sole 24 ore - Radio 24
17 marzo 2017 - UMG Catanzaro
La sharing economy (o “economia della condivisione”), esprime un fenomeno che si riconosce in molti settori, che può essere riguardato e studiato da diverse angolazioni. La sua definizione non è ancora chiara e condivisa, anche se è usualmente ricollegata a Jeremy Rifkin, e alla sua idea che “l’accesso” conta più dei titoli di proprietà. Un altro studioso è Arun Sundararajan, docente alla Stern School of Business della New York University. In via di larga massima possiamo dividere l’economia collaborativa nei quattro settori dei finanziamenti, della produzione (es. GNU/Linux, l’open hardware Arduino), dell’apprendimento (es. SkillShare, Wikipedia) e del consumo collaborativo (es. BlaBlacar, Airbnb, HomeExchange.com, Ebay, ecc.). Si stima che solo in Europa il mercato della sharing economy si aggiri intorno ai 28 milioni di euro, che diventeranno 570 in meno di 10 anni (stima PWC). In Italia il giro d’affari del 2015 è stato invece di 3,5 milIiardi, che potrebbero diventare anche 25 nel giro di 5 anni (stima Sole 24 ore).
Sotto altro profilo, la sharing economy può comunque considerarsi alla stregua di molte delle più importanti istituzioni sociali (come ad esempio la moneta, il linguaggio, le città, il mercato, ecc.), che rappresentano un prodotto non previsto e non programmato dell’interazione sociale, formatasi spontaneamente nel processo di mercato. Essa si è rapidamente diffusa in ogni parte del pianeta, raggiungendo e coinvolgendo, anche a molta distanza, persone, ambienti, luoghi, beni e servizi: una cosa impensabile solo qualche anno fa, ma che ora è stata resa possibile dalla tecnologia del nostro tempo e da quel fenomeno che è la globalizzazione. In sostanza, la sharing economy è una nuova dimensione economica che applica i più moderni strumenti di gestione informatica a dimensioni tradizionali: quelle del prestito, dell'affitto, del noleggio che non sono certamente una novità e anzi sono modalità vecchie quanto il mercato. Che cosa cambia? Cambiano la potenzialità del sistema, la vastità della sua estensione, le potenzialità che possono essere sfruttare. Se è vero che il principio della proprietà privata è uno dei capisaldi essenziali di una società libera, è altrettanto vero che la sharing economy esalta e non deprime la proprietà. Peraltro noi usiamo la sharing economy anche a nostra insaputa: lo facciamo quando utilizziamo una camera d'albergo, quando pranziamo al ristorante, quando prendiamo un taxi. Utilizziamo un servizio e utilizziamo un bene senza esserne proprietari. Ecco quindi che se per utilizzare un bene non è obbligatorio che avere la proprietà questo vuol dire che con la stessa ricchezza possiamo avere molti più beni e quindi siamo più liberi. La rivoluzione tecnologica peraltro rende più efficiente il mercato: in pochi secondi possiamo confrontare i prezzi di una camera di albergo, localizzare l'automobile più vicina da utilizzare anche solo per un breve spostamento, trovare una postazione d'ufficio anche solo per un'ora al giorno. E tanti altri esempi. La sharing economy può aumentare il benessere anche senza far crescere il pil e per questo costringe a mandare in soffitta tanti vecchi parametri economici.
Il prof. Gianfranco Fabi nato nel 1948 a Cittadella (Padova), si è laureato nel '72 in Scienze Politiche ed Economiche all'Università degli studi di Milano. Dal tale anno al 1979 ha collaborato come giornalista al “Giornale del Popolo” di Lugano. Nel 1979 è entrato al Sole 24 Ore come redattore al settore finanza e poi ha ricoperto vari incarichi tra cui la responsabilità dei settori “Commenti” ed “Economia italiana”. Vicedirettore del settimanale “Mondo Economico” dal 1987 al 1990. Dal 1991 vicedirettore del “Sole-24 Ore” e dal 2001 al luglio 2009 vicedirettore vicario. Da ottobre 2008 a luglio 2010 direttore di Radio 24. Ora giornalista indipendente. Collabora con Il Sole 24 Ore, e Radio 24 e varie testate online. Ha insegnato “Economia per il giornalismo” al Master di Comunicazione dell'Università Cattolica e ora è docente di “Tecniche e scenari dell'informazione economica” all'Università Carlo Cattaneo di Castellanza. Il 27 agosto 2010 ha ricevuto a Soverato il Premio Internazionale Liber@mente.

7° seminario
L'ecologia di mercato
prof. Andrea Porciello - Università "Magna Graecia" di Catanzaro
10 marzo 2017 - UMG Catanzaro
Le prospettive teoriche di Lon L. Fuller e di Bruno Leoni sono quanto mai vicine, visto che entrambi alla concezione ed al metodo positivista, contrappongono la ricerca di un diritto come fenomeno che nasce per rispondere ad esigenze della convivenza sociale, e non un mero esercizio formale da sovrapporre ai bisogni dei cittadini, un qualcosa che va nella direzione del restringimento del diritto a pochi e generali princìpi.
Lon L. Fuller (1902-1978) è stato uno dei più eminenti ed influenti teorici del diritto americani della sua generazione. Ha insegnato presso la Duke University e, fino alla fine della sua lunga carriera, ad Harvard. Il decennale dibattito che l’ha visto protagonista a partire dagli anni Cinquanta, insieme ad H.L.A. Hart, ha inciso in modo consistente sull’agenda dei problemi che diverranno centrali nella filosofia del diritto della seconda metà del Novecento. Il suo pensiero si colloca all’interno del vasto e non facilmente definibile ambito dell’antiformalismo giuridico, in cui confluiscono molti autori e scuole di pensiero, appartenenti a tempi e luoghi diversi, ma che hanno tutti in comune l’aver cercato di cogliere l’origine dell’esperienza giuridica nella realtà sociale. È opportuno sottolineare che per molto tempo il nome di Lon Fuller è stato curiosamente tralasciato dai manuali di filosofia del diritto prodotti in ambito italiano e internazionale, e solo dalla fine degli anni ‘90 del secolo scorso si è assistito ad una riscoperta della figura e degli scritti di questo studioso.
Bruno Leoni (1913-1967) è stato tra i più importanti studiosi liberali italiani. Filosofo del diritto, ha goduto di una grandissima fama a livello internazionale, mentre non ha raccolto gli stessi riconoscimenti in patria. Il suo libro più importante, Freedom and the Law, scritto nel 1961, sulla scia di un seminario in cui Milton Friedman aveva presentato Capitalism and Freedom e Friedrich von Hayek esponeva le tesi di The Constitution of Liberty, è stato tradotto in italiano solo nel 1995 con il titolo “La libertà e la legge” e pubblicato dalla casa editrice LiberiLibri di Macerata.
Leoni si è formato a Torino, in un ambiente che aveva come punto di riferimento Gioele Solari. L’evento cruciale della sua vita culturale è stato tuttavia la “scoperta” delle opere di Ludwig von Mises e di Friedrich A. von Hayek, i maggiori esponenti di terza e di quarta generazione della Scuola austriaca di economia. Venendo a contatto con le opere degli “austriaci”, Leoni ha trovato dinanzi a sé una vasta e feconda «tradizione di ricerca», da cui ha tratto grande vantaggio, e dentro cui si è mosso con straordinaria prontezza e penetrazione. Da qui il riuscito tentativo leoniano di fare nel campo del diritto quel che gli “austriaci” avevano fatto nel campo ecomomico. Lo scambio di beni diviene, nella lettura giuridica del filosofo torinese, scambio di pretese. E, se i prezzi costituiscono le “condizioni” meramente economiche delle transazioni, le norme rappresentano le “condizioni” giuridiche. Gli uni e le altre hanno così una comune origine: sono il prodotto di relazioni sociali basate sulla volontarietà.
Il prof. Andrea Porciello è professore associato di Filosofia del diritto presso il Dipartimento di scienze giuridiche, storiche, economiche e sociali dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, dove insegna anche Teoria Generale del diritto. Ha condotto attività di ricerca presso alcune importanti università straniere, tra cui l’Università Carlos III di Madrid e la School of Law dell’Università di Edimburgo. Ha dedicato al pensiero di Fuller molteplici lavori tra cui ricordiamo Il caso degli speleologi di Lon L. Fuller e alcuni nuovi punti di vista. Un approccio alla filosofia del diritto attraverso dieci pareri di fantasia (Rubbettino 2012); Fuller’s Theory in Quest of Itself. The Fear of Immoral Morality (Franz Steiner Verlag, 2015); Scritti sulla certezza tra teoria e prassi del diritto (ETS, 2016); ed ha inoltre curato l’edizione italiana di uno dei suoi libri più importanti, Il diritto alla ricerca di se stesso, (Rubbettino, 2015).

10° seminario
31 marzo 2017 - Università "Magna Graecia" di Catanzaro

Con il decimo e ultimo seminario, tenuto da Massimo Blasoni, impreditore e presidente del centro studi ImpresaLavoro su: «Direzione “Liberrima”, il viaggio verso il futuro», presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro, si è concluso il ciclo formativo della nona edizione della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises”.
Dinanzi a un pubblico numeroso e attento, Sandro Scoppa, presidente della fondazione promotrice, ha aperto i lavori ripercorrendo innanzi tutto le tappe essenziali del corso, che si è sviluppato attorno alle teorizzazioni di Bruno Leoni, il filosofo e politologo torinese, universalmente considerato come uno dei pochissimi studiosi italiani di scienze sociali ad avere conseguito apprezzamenti internazionali. Lo stesso presidente si è poi soffermato sugli alcuni aspetti essenziali che mostrano come si sia oltremodo dilata la sfera pubblica, con l’attribuzione di sempre più vaste competenze in materia economica e sociale allo Stato, che ha reso pervasiva la sua presenza nella società, e siano pertanto necessarie profonde riforme liberali per invertire decisamente la rotta.
Ha poi preso la parola Massimo Blasoni il quale ha sottolineato come la ricetta liberale sia a tutt’oggi la miglior risposta ai problemi del Paese: il rilancio dell’occupazione e la ripresa dell’economia sono possibili solamente attraverso la riduzione di tasse e imposte e dell’opprimente burocrazia. Occorrono, però, un’azione radicale e la capacità di guardare al mondo con occhi nuovi – ha ancora aggiunto il relatore - abbandonando modelli ormai desueti e prendendo atto del fatto che l’organizzazione sociale che conosciamo non è l’unica possibile. Siamo solo abituati a pensarlo. Il fatto che uffici pubblici, scuola, sanità, pensioni, acqua siano attività gestite direttamente dallo Stato non è frutto di un ordine necessario. Ma è possibile ipotizzare una società organizzata diversamente, con meno Stato e più ampi spazi per le attività private di imprese e famiglie, è un’ipotesi che pone l’accento su aspetti di libertà e, a ben pensarci, anche di giustizia sociale. In sintesi – ha poi concluso il medesimo relatore – occorre mantenere allo Stato i compiti di giustizia, esercito e polizia, e rendere privato pressoché tutto quello che oggi lo Stato stesso gestisce con intervento diretto nella produzione di beni e servizi e molte delle strutture che concorrono alla sua attività amministrativa.
Alla fine della relazione, si è svolto un ampio e articolato dibattito, alimentato dagli interventi dei partecipanti e dalle domande che gli stessi hanno posto al relatore, che è stato così sollecitato ad approfondire ulteriormente l’argomento trattato.

9° seminario
24 marzo 2017 - Università "Magna Graecia" di Catanzaro

“Decentramento del settore pubblico, mercato e libertà” è stato l’argomento del 9° e penultimo seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2017, tenuto dal prof. Giampaolo Garzarelli dell’Università La Sapienza di Roma, presso l’ateneo Magna Graecia di Catanzaro.
L’incontro è stato introdotto da Sandro Scoppa, presidente della fondazione organizzatrice, il quale dopo aver tracciato i profili essenziali del tema in discussione, ha evidenziato come uno dei maggiori problemi dell’attuale momento storico sia la crescita inarrestabile dello Stato. Esso, infatti, attraverso interventi sempre più diffusi ha invaso numerosi ambiti ed è diventato “massimo”. Per l’avv. Scoppa è necessario porre rimedio a siffatta situazione, non solo riducendo le sfere di ingerenza pubblica, ma anche operando attraverso riforme che possano, da un lato, liberalizzare interi settori; dall’altro, rendere più efficiente la macchina burocratica.
Ha quindi svolto la sua relazione il prof. Giampaolo Garzarelli, il quale ha innanzi tutto ricordato come il mercato, come dimostrato dalla Scuola Austriaca di Economia, sia un'istituzione sociale di natura spontanea e decentrata dove c'è concorrenza – intesa come rivalità attiva – tra gli agenti che lo compongono. Esso svolge tre funzioni sociali fondamentali: coordinamento di conoscenza dispersa, scoperta di nuova conoscenza e allineamento degli incentivi. Una sfida per lo scienziato sociale, specialmente per l'economista - ha ancora aggiunto il relatore - risiede nel rendere lo Stato, un’altra istituzione sociale, più efficiente. è un problema molto complesso, poiché lo Stato è caratterizzato da costi diffusi e benefici concentrati. Una soluzione spesso proposta per risolvere siffatto problema è quella di decentrare lo Stato – ha quindi concluso il prof. Garzarelli. In questo modo le tre funzioni del mercato possono essere traslate all’interno del settore pubblico, rendendo di conseguenza lo stesso maggiormente efficiente.
Alla fine del seminario, il relatore ha ulteriormente approfondito gli argomenti trattati, interagendo con i partecipanti e rispondendo alle domande degli stessi.

8° seminario
17 marzo 2017 - Università "Magna Graecia" di Catanzaro

All’8° seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2017, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo Magna Graecia di Catanzaro, il prof. Gianfranco Fabi, editorialista del Sole 24 Ore e di Radio 24, ha trattato il tema: “La sharing economy al tempo della globalizzazione”.
La sharing economy è un fenomeno che si riconosce in molti settori e può essere riguardata è studiata da diverse angolazioni - ha innanzitutto evidenziato Sandro Scoppa, presidente della fondazione organizzatrice, nell’introdurre la trattazione. La stessa, al pari della maggior parte delle istituzioni sociali, rappresenta un prodotto non previsto e non programmato dell'interazione sociale, formatesi spontaneamente nel processo di mercato. Detto fenomeno - ha ancora aggiunto l’avvocato Scoppa - si è rapidamente diffuso in ogni parte del pianeta, raggiungendo e coinvolgendo, anche a molta distanza, persone, ambienti, luoghi, beni e servizi: una cosa impensabile solo qualche anno fa, ma che ora è stata resa possibile dalla tecnologia del nostro tempo e da quel fenomeno che è la globalizzazione.
È quindi intervenuto il prof. Gianfranco Fabi, il quale ha sottolineato che la sharing economy non è una realtà nuova, ma un modello economico che sta avendo una grande espansione grazie alle moderne tecnologie che sfruttano le potenzialità dell'informatica e delle telecomunicazioni. Si creano in tal modo piattaforme digitali che possono mettere in relazione domanda e offerta in una logica di un mercato sempre più ampio. E così settori come quelli dei viaggi in auto, della ricerca di camere d'albergo o alloggi di vacanza, dei servizi professionali e finanziari oppure nel campo dell'informazione, la sharing economy puó offrire grandi opportunità: in sostanza, essa allarga enormemente il numero di coloro alla cui vita possiamo contribuire e che, per tale ragione, devono in cambio fornirci ciò di cui abbiamo necessità. La sharing economy - ha poi concluso il prof. Fabi - si muove sostanzialmente nel solco del liberalismo e risponde alle logiche del mercato, che è un segmento dell’intero processo sociale, nel quale è sovrano il consumatore. Quest’ultimo, infatti, con le sue scelte determina l’oggetto della produzione nonché la qualità e la quantità della fornitura di beni e servizi, e in via finale il successo o l’insuccesso di un imprenditore o di un qualunque altro attore.
Alla fine della relazione si è svolto un articolato dibattito, nel corso del quale i partecipanti al seminario hanno avuto modo di proporre le loro riflessioni sull’argomento trattato e di sottoporre quesiti, domande e considerazioni al relatore.

6° seminario
L'ecologia di mercato
dott. Michele Governatori - Economista e scrittore
3 marzo 2017 - UMG Catanzaro
Si può credere nell’iniziativa economica privata e nelle virtù sociali della ricerca individuale del profitto, e nello stesso tempo credere che i mercati funzionino solo dove lo Stato è tanto forte da garantire affidabilità delle transazioni, trasparenza delle informazioni, tutela dalle posizioni di dominanza? Si può credere che un lavoratore, che il suo datore di lavoro ritenga improduttivo in quel ruolo, debba poter essere licenziato, ma anche che abbia anche diritto a un reddito sociale se non trova un'altra occupazione? Ma insomma: sei liberista o socialista? Mi chiedono quando faccio simili affermazioni.
Un articolo apparso sul Fatto Quotidiano del 29 ottobre 2015 parla di terremoti causati da attività di estrazione del gas nella regione di Groningen in Olanda, e racconta come in più casi le società d’estrazione abbiano accettato di rimborsare i danni e di come gli abitanti della zona abbiano vinto a settembre una class action che comporterà rimborsi enormi. E conclude che il (o un) problema dei petrolieri è che pensano solo a “massimizzare gli introiti”. Ma che vuol dire? Sarebbero più gradevoli i terremoti con dei petrolieri che guadagnassero un po’ meno o trivellassero per passione? Ma dove sta scritto che se vuoi la tutela dell’ambiente devi anche avercela col profitto? E se io pensassi che i petrolieri fanno benissimo a cercare di massimizzare gli introiti ma che i Governi e le agenzie di controllo debbano porre tutti i vincoli che lo stato delle conoscenze gli suggeriscano come appropriati (in quanto più economici dei costi esterni che sono in grado di eliminare)? Il problema non è la ricerca del profitto dei petrolieri, ma la capacità degli attori istituzionali di far emergere e quantificare correttamente gli interessi opposti, senza commistioni nello stesso soggetto. Il problema è la forza delle istituzioni e la trasparenza della loro dialettica.
Se uno stigmatizza il profitto, come pensa di migliorare il mondo: facendo l’elettroshock alla gente che naturalmente lo persegue? Se uno invece accetta e incoraggia il profitto può aspirare a uno Stato forte, ma non paternalista, che non fa un’inutile morale alla gente, ma ne difende i diritti massimizzando nel contempo le risorse per farlo.
Il dott. Michele Governatori marchigiano di Mondavio (1972) si è laureato in Economia Politica all’università Bocconi nel ‘96 e poi specializzato in economia e management dell’impresa energetica e ambientale alla Scuola Superiore Enrico Mattei (Eni), per poi lavorare in Eni, Edison e Acquirente Unico fino all’approdo in Axpo Italia. Tra le altre attività, ha fatto il formatore nel settore dell’energia presso la Scuola Superiore delle Amministrazioni Locali di Frascati, si occupa di giornalismo e divulgazione su energia e ambiente con Derrick, format oggi trasmesso da Radio Radicale, e ha pubblicato quattro romanzi di cui l'ultimo, Carbonio, immagina il futuro catastrofico di un progetto di stoccaggio minerario di anidride carbonica. Dal 2013 è presidente di AIGET, la principale associazione italiana di venditori e trader d’elettricità e gas, che raggruppa i principali operatori non ex monopolisti e molti piccoli operatori. Su twitter è MicGovernatori e il suo blog è http://derrickenergia.blogspot.it/.

5° seminario
L'arte, l'opera della libertà
prof. Angela Fidone - Accademia di Belle Arti di Catanzaro
24 febbraio 2017 - UMG Catanzaro
La definizione del termine arte e opera d’arte è indissolubilmente legata all’individuo e alla sua percezione della realtà. Ogni attività artistica, infatti, come parte integrante della coscienza umana, come capacità creativa e realizzativa, ha spinto l’uomo a evolversi, a crescere e migliorare, a lasciare tracce indelebili di se, del suo operato, della sua grandezza. Nasce così la figura dell’artista che, come uno scienziato, crea mondi nuovi, teorie e modelli innovativi, un vero e proprio ricercatore nel campo dell’estetica.
Quando si usa la parola “arte”, ci si riferisce, nella maggioranza dei casi, a quella visiva. Essa, intesa come linguaggio, attraverso le sue forme è servita inizialmente a far conoscere la realtà attraverso la rappresentazione; ma nello stesso tempo, nel rapporto tra le parti, ha aiutato l’uomo a fermarsi e osservare, riflettere e contemplare. Pertanto, con tale attività creativa, divenuta mezzo per comunicare con gli altri, è possibile capirsi più profondamente e giungere a una piena consapevolezza di se, cogliere il significato della realtà, per fare scelte ragionevoli e progettare la propria vita. Non a caso la pittura e il disegno sono stati la prima forma di comunicazione esistente, molto prima che l’uomo sviluppasse un linguaggio proprio. Infatti, in epoche in cui non esistevano giornali, macchine fotografiche, computer, telefoni, televisioni o social network, la pittura ha costituito uno dei principali mezzi per tramandare messaggi e testimonianze all’umanità, se vogliamo anche uno strumento di denuncia della realtà e della società da parte degli artisti, insomma un precursore dei mass media.
Tenendo conto dei principi comunicativi dell’arte moderna, ci si domanda oggi fino a che punto un artista è libero di esprimersi, visto che l’arte, da sempre, ha dovuto fare i conti con il sistema sociale che tenta di imporre le proprie regole. Comunque, tutti sappiamo che non può esistere arte se non si opera in piena libertà! Infatti, l’artista, per riuscire a pieno nel suo fare comunicativo, rompe con il passato, scardina regole, crea nuove forme, vede oltre, plasma un suo stile, una sua forma e definisce nuovi canoni artistici, auspicando una crescita culturale della società. Nel suo ciclo evolutivo, all'inizio del secolo scorso, l'arte ha finito per farsi astratta, concettuale, informale, abbandonando le finalità iniziali, ma pur sempre con le sue immagini, qualunque esse siano, continua comunque a comunicare. A questo punto, previa una preparazione al gusto e all'estetica, sembrerebbe necessario diventare critici di noi stessi per poter fare un'obiettiva lettura dell’opera, lontano da qualsiasi condizionamento. Tale processo, aprendo la mente all’immaginazione, aiuta a decifrare i molteplici messaggi in cui siamo immersi, con lo scopo di essere in grado anche di produrli e ottenere un’armonica integrazione nella società globalizzata.
In conclusione l’opera d’arte, come la bellezza personale ed esclusiva, è unica, non ne può esistere una copia, quindi fermarsi a osservare, farsi rapire da una luce, da un colore, da una forma diventa un mezzo per alleggerire il nostro quotidiano e arricchire la nostra mente e il nostro cuore.
La prof. Angela Fidone nativa di Noto (SR), insegna Costume per lo Spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Costumista e scenografa, indirizza da anni la propria ricerca nell’ambito delle arti visive e poetiche. Ha esposto con opere pittoriche, fotografiche e di costume. Coordinatrice del Tea Party Calabria, membro del direttivo di Confedilizia Catanzaro e del consiglio di amministrazione della Fondazione Vincenzo Scoppa, è altresì componente della redazione e cura il progetto grafico e le illustrazioni della rivista “Liber@mente”, edita dalla medesima fondazione. Ha anche curato le illustrazioni del libro di Ubiratan Jorge Iorio “Dos Protoaustríacos a Menger: Uma breve história das origens da Escola Austríaca de Economia” (Instituto Ludwig von Mises Brasil, 2015). Ha curato il volume: “L’Abito e la scena urbana, valenza e segni della apparenze” (ABA Catanzaro, 2006) ed è autrice di altre pubblicazioni, tra le quali l’opera di prossima pubblicazione: “La storia del liberalismo a fumetti”, in collaborazione con Sandro Scoppa.

4° seminario
La politica e la "legge dell'apprendista stregone"
prof. Alessandro Vitale - Università degli Studi di Milano
17 febbraio 2017 - UMG Catanzaro
L’espansione lenta ma inesorabile del potere politico e del suo controllo, diretto o indiretto, di sfere sociali sempre più vaste, inglobate nello Stato e sottoposte alla sua onnipresente regolamentazione, ha prodotto anche una soggezione della legge e del diritto alla decisione politica e un conseguente, dilagante interventismo dello Stato in tutti gli ambiti occupabili e controllabili con una legislazione inarrestabile. A quest’ultima ben si adatta la metafora dell’ “apprendista stregone”, figura della ballata Der Zauberlehrling, composta nel 1797 da W. Goethe e rappresentata in opere musicali (P. Dukas) e filmiche (la più celebre: il film d’animazione Disney, Fantasia, 1940).
In passato non era così: innumerevoli sfere dell’azione umana erano al di fuori della portata degli uomini politici, trasformatisi oggi invece in legislatori onnipotenti che si credono onniscienti, eredi della monarchia assoluta. Questo stravolgimento della legge, favorito dall’idea che quando questa viene prodotta diventa ipso facto legittima, in quanto derivante dall’autorità politica anch’essa legittimata, in forme diverse, a comandare, non solo ha creato un circolo chiuso dal quale non si riesce a uscire (e a difendersi) di fronte alla dilagante illegittimità nelle azioni di chi detiene il potere (soppressione di libertà fondamentali e attacco ai diritti naturali - indisponibili per il potere politico – che mette in atto le più sfacciate aggressioni, sicuro dell’impunità assicuratagli dalla “legalità”), ma è responsabile anche di un’ipertrofia legislativa senza precedenti nella storia e della conseguente devastazione del diritto, ormai finito interamente nelle mani di chi comanda e di coloro che, “impersonando in carne e ossa lo Stato”, se ne possono servire a piacimento per produrre attività aggressive a vantaggio proprio o di fedeli seguaci e servitori.
Tutte le forme escogitate per limitare il potere finiscono “macinate” in questa macchina inarrestabile, che è oggi il vero “apprendista stregone”. Il potere politico è così solo formalmente limitato dalla legge “universale e astratta”, che può diventare anche furto, contraffazione monetaria, schiavitù, che un potere violento può rendere “legali”. Le radici di questa devastazione del diritto - studiate a fondo da Bruno Leoni - sono rinvenibili nell’epoca moderna a partire dall’opera di Thomas Hobbes, poi proseguita nella dottrina del positivismo giuridico. Nel corso degli ultimi secoli però l’analisi e la denuncia di questa pericolosa degenerazione hanno brillato nell’analisi di molti pensatori e teorici di grande lucidità, fra i quali si possono ricordare, per la loro importanza, Herbert Spencer, Albert Jay Nock, Bruno Leoni appunto e anche Gianfranco Miglio, che con le loro opere continuano a parlarci e a metterci in guardia.
Il prof. Alessandro Vitale insegna Analisi della Politica Estera, Geografia Economica e Politica presso la Facoltà di Scienze Politiche Economiche e Sociali e Economic Geography in quella di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano. Ha insegnato in Università italiane e straniere, partecipato a convegni e tenuto conferenze in Università inglesi, statunitensi e dell’Europa Centrale e Orientale. È stato responsabile dell’Osservatorio Europa Centrale e Orientale dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI, Milano) e ricercatore del Non Governmental Peace Strategies Project (dir. Amb. G. Picco - ONU). Free lance correspondent di Radio Free Europe/Radio Liberty (Praga), è stato allievo e ha lavorato con Gianfranco Miglio nelle ricerche sulla teoria federale. Ha pubblicato, con altri o individualmente, I Concetti del Federalismo (1995), L’Unificazione impossibile (2000), El Primer Israel (Buenos Aires, 2007), La Russia postimperiale (2009), L’Europa alle frontiere dell’Unione (2010) e più di 250 articoli, studi e recensioni, usciti in sei lingue e in otto Paesi. Il 27 agosto 2010 ha ricevuto a Soverato il Premio Internazionale Liber@mente.

3° seminario
Il liberalismo e la politica urbanistica
prof. Stefano Moroni - Politecnico di Milano
10 febbraio 2017 - UMG Catanzaro
In campo urbanistico ed edilizio si tende a pensare che, se esistono norme, queste sono state direttamente e univocamente introdotte dal soggetto pubblico. L’intervento dimostra come questo non sia stato né storicamente vero né logicamente indispensabile. Ed è opinione comune che il territorio debba essere pianificato dal potere politico secondo un disegno razionale e non lasciato alle decisioni individuali. Si tratta, in realtà, di una falsa credenza, la quale si è fatta strada nel Novecento ed è basata sul presupposto che l'operatore pubblico sia necessario per garantire l'esistenza stessa di una civile convivenza nei borghi e nelle città. Esistono, infatti, valide alternative alla programmazione politica del territorio, sul quale per millenni, e attraverso la cooperazione sociale volontaria, l’uomo ha creato il proprio ambiente di vita e ha realizzato borghi, città e opere meravigliose. In particolare, il riferimento è verso i modelli di “città private” o anche di “città sussidiarie”, le quali sono già presenti negli Stati Uniti, e potrebbero essere sviluppati anche in Italia mediante alcune semplici riforme che consentirebbero agli individui di vivere e abitare in una realtà creata veramente da loro e a loro misura.
In particolare, un ruolo nuovo e cruciale nelle nostre realtà urbane potrebbe in effetti essere svolto da norme reciprocamente accettate da cittadini in forme contrattuali. In particolare, questo potrebbe accadere per quelle che possono essere chiamate “comunità contrattuali”, ossia aggregazioni residenziali o d’altro genere che si auto-regolano e si auto-forniscono alcuni servizi, da quelli più semplici (come spalare la neve, raccogliere la spazzatura, etc.) sino ad altri più sofisticati (produrre in loco tutta l’energia necessaria). In questa prospettiva verranno presentate e discusse diverse forme possibili di comunità contrattuali e i rispettivi vantaggi e rischi. Si discuterà inoltre quali riforme istituzionali (in termini di codici e di tassazione) potrebbero favorire un mondo policentrico in cui l’auto-organizzazione locale (ad esempio a livello di isolato o quartiere) abbia un ruolo maggiore. L’idea non è che lo stato debba scomparire, ma che debba cambiare il suo ruolo, focalizzandosi soprattutto su quella cornice istituzionale e legislativa astratta e generale che consente non solo la pacifica convivenza, ma, anche, l’innovazione organizzativa e la creatività economica e tecnologica continue.
Il prof. Stefano Moroni è professore di Pianificazione e progettazione urbanistica e territoriale. Insegna “Land use ethics and the law” e “Planning theories” presso il Politecnico di Milano. E’ membro del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del medesimo ateneo. E’ membro del comitato editoriale di riviste italiane (Scienze Regionali e Crios) e internazionali (Planning Theory). Tra i libri recentemente pubblicati: “Contractual Communities in the Self-Organizing City: Freedom, Cooperation, Subsidiarity” (con G. Brunetta, Springer, 2012); "La città responsabile. Rinnovamento istituzionale e rinascita civica” (Carocci, 2013); “Ethics, Design and Planning of the Built Environment” (con C. Basta, Springer, 2013); “Cities and Private Planning: Property Rights, Entrepreneurship and Transaction Costs” (con D. Anderson, Edward Elgar, 2014); “Libertà e innovazione nella città sostenibile. Ridurre lo spreco di energie umane” (Carocci, 2015); “L’arbitrio del principe. Sperperi e abusi nel settore dei trasporti: che fare?” (con M. Ponti e F. Ramella, IBL, 2015); “Space and Pluralism. Can Contemporary Cities be Places of Toleration? (con D. Weberman, CEU press, in corso di pubblicazione).

2° seminario
Miti e realtà dello statalismo
prof. Carlo Lottieri - Università degli Studi di Siena
3 febbraio 2017 - UMG Catanzaro
Al termine statalismo possono ricollegarsi più significati. Esso, infatti, può essere impiegato per designare una concezione politica e un sistema di governo, e le conseguenti misure volte ad ampliare le competenze dello Stato, il quale finisce per controllare ampi settori o totalmente l’economia e la società. In quest’ultimo caso, sfocia in una sorta di “capitalismo di Stato”, che si verifica quando l’economia è controllata o pianificata, oppure, nella versione più estrema, nel socialismo, quando la nazionalizzazione dei mezzi di produzione diventa totale o prevalente. Lo statalismo si riferisce anche alle preferenze di coloro i quali reputano le decisioni collettive dei funzionari aprioristicamente migliori di quelle dei singoli individui sul mercato. Il termine statalismo si connota comunque negativamente, e può anche essere inteso oltre i confini politico-economici fino a designare tutti coloro che invocano l’intervento del potere pubblico per imporre regole di vita e regolamentare qualsiasi ambito della vita associata. Le sue origini sono antiche e possono essere fatte risalire al pensiero di Platone, il promotore della reazione contro la società aperta della democrazia ateniese, nel quale è contenuto il programma politico dello statalismo moderno. Quanto allo Stato, agli occhi di molti lo stesso sarebbe un’istituzione in grado di assicurare ordine, spirito comunitario e giustizia. Fin dai tempi di Hobbes, in effetti, l’ideologia che ha favorito l’imporsi dello Stato sulla scena pubblica ha affermato la tesi secondo cui l’unica maniera per lasciarsi alle spalle i rischi di un’esistenza dominata dalla paura consisterebbe nel consegnare allo Stato il pieno controllo della vita sociale. Nel proseguo della sua evoluzione lo Stato si è affermato poggiando sull’idea che gli uomini – in assenza dello Stato – sarebbero atomi incapaci di interagire e coordinarsi. Quando le istituzioni pubbliche si fanno “nazionali” e si legittimano a partire dal popolo esse si rivelano in grado di creare un vero senso della comunità. Infine, le istituzioni statali si sono candidate a portare la giustizia – essenzialmente intesa come eguaglianza e solidarietà – dove vi sarebbero solo egoismo, iniquità e sopraffazione. Se questa è la mitologia dello Stato, Bruno Leoni ci aiuta a comprendere come la realtà sia ben diversa, perché oggi siamo in grado di riconoscere come la maggior parte dei nostri problemi venga proprio dallo Stato. In effetti, secondo l'autore di "Freedom and the Law" lo Stato moderno è all'origine delle guerre e di quell'inflazione legislativa che mina ogni certezza del diritto. Per di più, il potere statale si caratterizza per il suo essere stato generato dalla forza e per il suo essersi progressivamente affermato grazie ad essa. Lungi dal proteggere tradizioni e comunità, il monopolio sovrano della violenza si configura allora come un potente disgregatore dei rapporti sociali e come l'artefice di un progetto egualitario che, nei fatti, determina il trionfo del ceto politico sull'intera società.
 
Il prof. Carlo Lottieri ha studiato a Genova, Ginevra e Parigi, dove ha conseguito un dottorato di ricerca sotto la guida di Raymond Boudon. Attualmente insegna Dottrina dello Stato alla facoltà di Giurisprudenza dell’università di Siena ed è direttore del dipartimento Teoria politica dell’Istituto Bruno Leoni. Studioso del pensiero liberale classico e libertario, ha pubblicato – tra l’altro: Liberali e non. Percorsi di storia del pensiero politico (2023), Credere nello Stato? Teologia politica e dissimulazione da Filippo il Bello a Wikileaks (2011), Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno (con Piercamillo Falasca, 2008), Le ragioni del diritto. Libertà individuale e ordine giuridico nel pensiero di Bruno Leoni (2006), Il pensiero libertario contemporaneo (2001) e Denaro e comunità (2000). Il 28 agosto 2009, a Soverato, ha ricevuto il Premio Internazionale Liber@mente.

 

7° seminario
10 marzo 2017 - Università "Magna Graecia" di Catanzaro

Al 7° seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2017 è intervenuto il prof. Andrea Porciello dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, che ha svolto il tema: “La teoria di Lon L. Fuller e quella di Bruno Leoni”.
Il seminario, tenuto come di consueto presso l’ateneo Catanzaro, è stato introdotto da Sandro Scoppa, presidente della Fondazione organizzatrice, il quale ha innanzi tutto tratteggiato gli aspetti più rilevanti della vita e delle opere dei due pensatori: Lon L. Fuller, docente ad Harvard, annoverato tra i maggiori teorici del diritto americani della sua generazione, e Bruno Leoni, che è stato tra i più importanti studiosi liberali italiani e ha goduto di una grandissima fama a livello internazionale. Entrambi - ha ancora rilevato l’avvocato Scoppa - hanno mostrato come il diritto sia in larga misura il frutto di un processo di negoziazione, al cui interno svolgono un ruolo essenziale i mercati, i proprietari, i titolari di attività, e così via.
Ha quindi svolto la sua relazione il prof. Andrea Porciello, il quale si è inizialmente soffermato sulla figura dello studioso americano e sulla sua teoria giuridica. L’obiettivo della presentazione è stato quello di evidenziare le ricadute politiche e di delineare il particolare liberalismo di cui Fuller si è reso portatore. Il relatore ha poi messo in evidenza i forti punti di convergenza tra l’impostazione di Fuller e quella di Bruno Leoni, entrambi convinti che il diritto sia un fenomeno che nasce per rispondere ad esigenze della convivenza sociale, e non un mero esercizio formale da sovrapporre ai bisogni dei cittadini. La trattazione si è conclusa con un tentativo di critica di tale impostazione. Il professor Porciello ha condiviso sul piano teorico la trama entro cui Fuller e Leoni, si sono mossi, ma ha scorto in essa un eccessivo coefficiente di ottimismo. Si è riferito all’impossibilità di farne un reale progetto politico, perché l’idea di un sistema giuridico che nasca dal basso, che risponda cioè alle variabili esigenze degli attori sociali, non costituisce sempre una condizione desiderabile, soprattutto nei momenti di crisi culturale ed economica. Si tratta di osservazioni che, da un punto di vista squisitamente liberale, David Hume avrebbe contraddetto. Ma la discussione rimane ovviamente aperta.
L’interessante dibattito finale, alimentato dalle riflessioni e dalle domande dei partecipanti, alle quali hanno fatto seguito gli approfondimenti del relatore, ha concluso il seminario.

6° seminario
3 marzo 2017 - Università "Magna Graecia" di Catanzaro

“L’ecologia di mercato” è stato l’argomento che l’economista e scrittore, Michele Governatori, ha trattato al 6° seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2017, presso l’ateneo Magna Graecia di Catanzaro.
Nell’introdurre il seminario, Sandro Scoppa, presidente della Fondazione organizzatrice, ha rilevato come negli ultimi cinquant’anni si siano sviluppati orientamenti ecologisti molto forti in ogni ambito, che hanno pure fatto diventare la lotta all’inquinamento e la tutela dell’ambiente importanti priorità della politica interna di molti Paesi e due questioni centrali del dibattito internazionale. Il risultato è stato però la creazione di una sorta “ecologia di Stato” e un diffuso interventismo nel campo ambientale, il quale ha moltiplicato la burocrazia e prodotto misure restrittive, pianificazioni minuzione e ulteriore tassazione. Per l’avvocato Scoppa, è ormai necessario invertire la rotta, per risolvere i problemi dell’ambiente, le cui logiche, contrariamente a quanto viene propagandato, non sono contrapposte ma quasi sovrapponibili a quelle del mercato.
È quindi intervenuto Michele Governatori, il quale ha innanzi tutto evidenziato come l’ecologismo tenda a essere associato ad atteggiamenti pauperistici o di rifiuto del progresso. Proprio questo però toglie forza e utilità a buona parte dell’ambientalismo. In realtà si può diventare ambientalisti - ha continuato il relatore – semplicemente facendo bene i conti. Ammettendo che spesso esistono costi (quelli che gli economisti chiamano “costi esterni”) che non vengono sostenuti dai soggetti che prendono determinate scelte di produzione o consumo ma che si realizzano nei confronti di altri soggetti che subiscono la decisione. In questo senso, se ci riferiamo a costi di natura ambientale, essere ambientalisti significa solo fare in modo che anche i costi esterni vengano “internalizzati” e che le scelte di consumo o depauperamento di risorse ambientali non ne comportino una distruzione ingiustificata dal benessere che complessivamente la società ne ricava.
Insomma per essere ecologisti non serve essere pauperisti - ha poi concluso Governatori - basta solo avere a cuore un’analisi più olistica dei costi e dei benefici, anche per le prossime generazioni, delle nostre scelte di agenti economici. Il seminario, seguito da un attento pubblico, si è concluso con un proficuo e interessante dibattito, alimentato dalle considerazioni e dalle domande dei partecipanti, e con le repliche del relatore, che ha così potuto sviluppare ulteriormente il tema trattato.

5° seminario
24 febbraio 2017 - Università "Magna Graecia" di Catanzaro

“L’arte, l’opera della libertà” è stato l’argomento che la professoressa Angela Fidone, dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, ha trattato al 5° seminario della Scuola di Liberalismo 2017 in corso di svolgimento presso l’ateneo Magna Graecia di Catanzaro.
L’incontro, come di consueto, è stato aperto da Sandro Scoppa, presidente della Fondazione Vincenzo Scoppa, il quale ha innanzitutto evidenziato come l’arte, in particolare quella visiva, che si esprime soprattutto mediante la pittura, rappresenti un fenomeno complesso e affascinante: “... un fiore selvaggio, [che] ama la libertà”, come sottolineato da Ignazio Silone. Non può esserci arte, infatti, se non c’è piena libertà di espressione da parte dell’artista, il quale è uno spirito indipendente e creativo, ed è necessariamente un innovatore, che guarda verso il futuro. L’arte, ovviamente, non può essere limitata né statizzata - ha quindi rilevato l’avvocato Scoppa - perché si finirebbe per estendere il “funzionariato” nella sfera dello spirito e per rendere impossibile la creatività artistica e qualsiasi progresso intellettuale.
Ha quindi svolto la sua relazione la prof. Angela Fidone, la quale ha preso le mosse dall’assunto secondo cui l’arte, intesa come linguaggio, ha rappresentato e fatto conoscere la realtà. Nello stesso tempo, ha aiutato l’uomo a riflettere e a progettare la propria vita. Con il passare dei secoli e con l’evoluzione del pensiero - ancora aggiunto la relatrice - l’uomo ha affinato le tecniche di rappresentazione, ed è passato dal realismo oggettuale all’arte astratta e informale, spingendosi oltre. Ed è proprio in questo suo continuo spingersi oltre - ha poi concluso la prof. Fidone – che si evidenzia l’infinita potenzialità dell’arte, la quale è vero nutrimento spirituale, intensifica la potenza comunicativa, rompendo con il passato, e creando nuove forme: essa, pertanto, non può essere “arginata” né limitata, ed è sempre destinata a scardinare ogni costrizione, come del resto è storicamente dimostrato. Il seminario si è chiuso con un proficuo dibattito, nel corso del quale i partecipanti hanno proposto domande e appropriate considerazioni alla relatrice e consentito alla stessa di sviluppare ancora il tema trattato.

4° seminario
17 febbraio 2017 - Università "Magna Graecia" di Catanzaro

Un seminario davvero interessante, il 4° in programma della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2017, è stato quello che il prof. Alessandro Vitale dell’Università degli Studi di Milano, ha tenuto su: «La politica e la “legge dell’apprendista stregone», presso l’ateneo “Magna Graecia” di Catanzaro.
Nel presentare l’incontro, Sandro Scoppa, presidente della Fondazione organizzatrice, si è innanzi tutto soffermato sul tema scelto, che arricchisce ulteriormente il percorso formativo della Scuola e investe uno dei fenomeni più significativi della nostra epoca, rappresentato da un interventismo sempre più esteso e pervasivo dello Stato e del potere politico. Si tratta di un processo che ha scardinato la frontiera che per secoli ha delimitato con rigore l’area di intervento delle pubbliche autorità, e che ora appare inarrestabile, anche perché sostenuto dall’azione di ideologie ostili al mercato e alla cooperazione sociale volontaria e dall’affermazione, in campo economico, delle teorie keynesiane.
Ha quindi svolto la sua relazione il prof. Alessandro Vitale, il quale ha innanzi tutto prospettato come l’espansione lenta ma inesorabile del potere politico e il suo controllo di sfere sociali sempre più vaste ha prodotto anche una soggezione della legge e del diritto alla decisione politica e un conseguente, dilagante interventismo dello Stato. A tale fenomeno, e quale “fabbricante di leggi”, ben si adatta la metafora dell’ “apprendista stregone”, la figura della ballata composta nel 1797 da Goethe e rappresentata in opere musicali e filmiche, tra le quali, la più celebre, è Fantasia, il film d’animazione della Disney. Questo stravolgimento della legge - ha ancora aggiunto il relatore - non solo ha creato un circolo chiuso di dilagante illegittimità dal quale non si riesce a uscire, ma è anche responsabile di un’ipertrofia legislativa senza precedenti nella storia e della conseguente devastazione del diritto, ormai finito interamente nelle mani di chi comanda e degli apparati burocratici. Per porre rimedio a tale situazione - ha quindi concluso il prof. Vitale - è quanto mai necessario recuperare le teorizzazioni di molti pensatori come Herbert Spencer, Albert Nock, Bruno Leoni e, anche, Gianfanco Miglio. Essi hanno analizzato a fondo i pericoli insiti nella degenerazione del diritto e prospettato le soluzioni per salvaguardare le libertà fondamentali e l’essenza stessa dello stato di diritto.
Il seminario si è concluso con un interessante dibattito, alimentato dalle domande e dalle riflessioni dei partecipanti e dagli approfondimenti del relatore.

1° seminario - lectio magistralis
Ludwig von Mises e il nostro tempo
prof. Lorenzo Infantino - Luiss "Guido Carli" - Roma
29 gennaio 2016 - Camera di Commercio di Catanzaro
“Ludwig von Mises e il nostro tempo”: è questo il titolo della lectio magistralis con la quale il Professor Lorenzo Infantino apre l’ottava edizione della Scuola di Liberalismo di Catanzaro. L’argomento non è stato scelto a caso. Anticipa di qualche mese l’uscita di una nuova edizione italiana de L’azione umana, la grande opera pubblicata nel 1949 da Mises negli Stati Uniti.
Ludwig von Mises è stato un prolifico maestro, sotto la cui guida si sono fra gli altri formati Friedrich von Hayek, Fritz Machlup e Gottfried Haberler (a Vienna) e Israel M. Kirzner, George risma, Murray Spadaro, Hans F. Sennolz, Louis Spadaro (a New York). Per più di mezzo secolo, egli è stato culturalmente il maggiore difensore della libertà individuale di scelta. Non è stato perciò solamente un tecnico dell’economia, ma uno studioso capace di individuare le condizioni gnoseologiche, giuridiche e politiche che rendono possibile o impossibile la società libera. A Mises è toccato vivere contro il proprio tempo. Ha dovuto affermare le ragioni della libertà in un contesto storico-sociale in cui le correnti ideologiche dominanti hanno portato al comunismo, al nazismo e all’aggressione dello Stato di diritto tramite un diffuso interventismo politico. Mises ha avuto sempre chiara l’idea che la cooperazione sociale può svolgersi in forma volontaria o in forma coercitiva. Anche se promettono il contrario, i programmi politici che impongono la cooperazione coercitiva sopprimono la libertà individuale di scelta. Il potere totale non produce la libertà totale, perché coincide con il dominio totale. Il totalitarismo comunista si basa sul monopolio della conoscenza e su quello delle risorse. E parimenti avviene sotto il nazismo. In questo caso, non c’è la formale abolizione della proprietà privata. Ma essa viene di fatto soppressa. È infatti lo Stato a determinare ciò che si deve produrre e quel che si deve consumare, a stabilire i prezzi, i saggi salariali e i tassi d’interesse. Il che non solo impedisce la libertà individuale di scelta. Conduce anche, non diversamente dall’economia pianificata, alla più completa inefficienza: perché il regime competitivo, reso possibile dal mercato, viene sostituito dalle decisioni dell’apparato pubblico.
La società libera viene inoltre aggredita dall’interventismo politico, che viene giustificato con l’idea che ci possa essere un sistema economico “terzo” rispetto all’economia di mercato e a quella pianificata (in forma sovietica o tedesca). Ma non esiste una “terza via”. Se lo Stato interviene nel rispetto delle regole del mercato, la sua attività non è diversa da quella svolta dai privati. Se lo Stato interviene violando le regole del mercato, ciò non significa che siamo in presenza di un sistema economico “misto”. Accade solamente che le perdite subite dalle attività poste in essere dalla mano pubblica devono essere sopportate dal settore privato. C’è una distruzione di risorse, che determina una caduta della produttività e del prodotto. E ne viene fuori un aumento del “tasso di sfruttamento” della stragrande maggioranza della popolazione da parte del ceto politico e dei gruppi da esso favoriti.
Il prof. Lorenzo Infantino presidente della Fondazione Hayek Italia, è titolare della cattedra di Filosofia delle Scienze Sociali nella Facoltà di Economia della LUISS Guido Carli di Roma. È stato visiting Professor presso la Oxford University, la New York University, la Universidad Rey Juan Carlos di Madrid. È autore di opere tradotte in inglese, spagnolo, russo. Fra esse, si ricordano: L’ordine senza piano (Roma, 1995, 1998, 2008), Ignoranza e libertà (Soveria Mannelli, 1999), Individualismo, mercato e storia delle idee (Soveria Mannelli, 2008), Potere. La dimensione politica dell’azione umana (Soveria Mannelli, 2013). È considerato, a livello internazionale, uno dei maggiori conoscitori della Scuola austriaca di economia. Presso la casa editrice Rubbettino, dirige la collana “Biblioteca Austriaca”, dove sono raccolte le maggiori opere di Carl Menger, Ludwig von Mises, Friedrich A. von Hayek.

1° seminario - lectio magistralis
La tradizione liberale italiana: Bruno Leoni, 50 anni dopo
prof. Lorenzo Infantino - Luiss "Guido Carli" - Roma
27 gennaio 2017 - Amministrazione Provinciale di Catanzaro
Bruno Leoni è una delle nostre poche figure di cultura internazionale vissute nel secondo dopoguerra. Ciò che ha dato alla sua vita un profondo radicamento intellettuale è stata la sua intensa partecipazione all’attività della Mont Pèlerin Society, l’«accademia internazionale di filosofia politica», fondata nel 1947 da Friedrich A. von Hayek. Quell’associazione è stata per Leoni un costante punto di riferimento e un mezzo attraverso cui canalizzare la sua straordinaria energia.
Sempre pronto a immettere nuove forze nella cultura liberale, Hayek ha saputo ben apprezzare il contributo di idee (e di capacità organizzative), di cui lo studioso italiano è stato capace. Leoni ha in particolare compreso che la libertà individuale di scelta è soprattutto un concetto giuridico. E ha rimproverato a molti economisti l’erronea attitudine con cui si sono accostati allo studio dei fenomeni di mercato. Prim’ancora che un’istituzione economica, il mercato è un’istituzione giuridica. Infatti, delimitando i confini fra le azioni, il diritto rende possibile la compatibilità delle scelte individuali, costituisce cioè l’habitat normativo della cooperazione sociale volontaria.
Ecco perché «ogni atto economico è [… contestualmente] un atto giuridico». Di qui la netta distinzione, continuamente enfatizzata da Leoni (e pure da Hayek), fra diritto e legislazione. Il primo è costituito da norme generali e astratte, che sono il portato dell’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge. La legislazione è invece il risultato di variabili accordi parlamentari, che favoriscono di volta in volta i gruppi sociali contigui al potere politico. Essa è pertanto lo strumento dell’intervento attuato a scapito dell’attività economica posta in essere tramite la cooperazione sociale volontaria. Ciò significa che maggiore è la produzione legislativa e maggiore e l’interferenza politica nella vita dei cittadini, cioè la manomissione della libertà individuale di scelta.
Si passa così dal “governo della legge” al “governo degli uomini”. I cittadini sono continuamente esposti all’arbitrio dei governanti. Non c’è più certezza del diritto. I confini fra le azioni vengono continuamente violati da interferenze non prevedibili. E i soccombenti accettano la situazione solo perché pensano di poter a loro volta ottenere dalla politica privilegi ancora maggiori. Si istituzionalizza in tal modo una generalizzata corsa al favore politico, che produce gregarismo, corruzione, dilapidazione delle risorse, caduta della produttività. Il pensiero di Leoni si colloca nell’alveo del liberalismo più cristallino. La sua prematura scomparsa ha impedito che egli potesse svolgere quel magistero di cui avrebbero avuto bisogno le generazioni successive. A ciò si aggiunga che l’opera più significativa di Leoni, La libertà e la legge, apparsa in inglese nel 1961, è stata pubblicata in italiano con trenta anni di ritardo.
Il prof. Lorenzo Infantino presidente della Fondazione Hayek Italia, è titolare della cattedra di Filosofia delle Scienze Sociali nella Facoltà di Economia della LUISS Guido Carli di Roma. È stato visiting Professor presso la Oxford University, la New York University, la Universidad Rey Juan Carlos di Madrid. È autore di opere tradotte in inglese, spagnolo, russo. Fra esse, si ricordano: L’ordine senza piano (Roma, 1995, 1998, 2008), Ignoranza e libertà (Soveria Mannelli, 1999), Individualismo, mercato e storia delle idee (Soveria Mannelli, 2008), Potere. La dimensione politica dell’azione umana (Soveria Mannelli, 2013). È considerato, a livello internazionale, uno dei maggiori conoscitori della Scuola austriaca di economia. Presso la casa editrice Rubbettino, dirige la collana “Biblioteca Austriaca”, dove sono raccolte le maggiori opere di Carl Menger, Ludwig von Mises, Friedrich A. von Hayek.

3° seminario
10 febbraio 2017 - Università "Magna Graecia" di Catanzaro

Al 3° seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2017, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo Magna Graecia di Catanzaro, il prof. Stefano Moroni, ordinario del Politecnico di Milano, ha trattato il tema: “Il liberalismo e la politica urbanistica”. In apertura dell’incontro, Sandro Scoppa, presidente della fondazione organizzatrice, dopo aver tratteggiato gli aspetti essenziali dell’argomento, ha evidenziato che per l’urbanistica, nel Novecento, si è fatta strada l’opinione secondo cui il territorio debba essere pianificato dal potere politico secondo un disegno razionale e non lasciato alle decisioni individuali. Si tratta, in realtà, di una falsa credenza, com’è dimostrato sia dal fatto che per millenni, e attraverso la cooperazione sociale volontaria, l’uomo ha creato il proprio ambiente di vita e ha realizzato borghi, città e opere meravigliose, sia fallimento ormai riconosciuto della pianificazione “impositiva” dell'urbanistica. È quindi intervenuto il prof. Stefano Moroni, il quale ha anzitutto chiarito che in campo edilizio e urbanistico dobbiamo ritornare a regolare la trasformazione e la convivenza attraverso norme più astratte e generali, che vertano soprattutto sulle esternalità negative che le varie attività non devono arrecare ad altri, ossia dicano cosa non fare. Questo, da un lato, renderà più credibili ed efficaci le norme pubbliche; dall’altro, creerà anche nuovi spazi per una maggiore creatività della società, non solo in termini progettuali, ma anche organizzativi. In questa prospettiva è stato delineato il possibile ruolo che “comunità contrattuali private” potrebbero avere in una città più aperta. In conclusione - ha evidenziato il relatore – non si tratta di eliminare il diritto, ma di intenderlo come cornice di garanzia di lungo periodo entro cui gli individui, singoli o in gruppo, possano liberamente esplorare forme diverse di vita urbana. Alla fine della relazione, si è svolto un proficuo dibattito, alimentato dagli interventi dei partecipanti al seminario, i quali hanno proposto domande e appropriate considerazioni e consentito al relatore di approfondire ulteriormente l’argomento trattato.
Al 3° seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2017, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo Magna Graecia di Catanzaro, il prof. Stefano Moroni, ordinario del Politecnico di Milano, ha trattato il tema: “Il liberalismo e la politica urbanistica”. In apertura dell’incontro, Sandro Scoppa, presidente della fondazione organizzatrice, dopo aver tratteggiato gli aspetti essenziali dell’argomento, ha evidenziato che per l’urbanistica, nel Novecento, si è fatta strada l’opinione secondo cui il territorio debba essere pianificato dal potere politico secondo un disegno razionale e non lasciato alle decisioni individuali. Si tratta, in realtà, di una falsa credenza, com’è dimostrato sia dal fatto che per millenni, e attraverso la cooperazione sociale volontaria, l’uomo ha creato il proprio ambiente di vita e ha realizzato borghi, città e opere meravigliose, sia fallimento ormai riconosciuto della pianificazione “impositiva” dell'urbanistica. È quindi intervenuto il prof. Stefano Moroni, il quale ha anzitutto chiarito che in campo edilizio e urbanistico dobbiamo ritornare a regolare la trasformazione e la convivenza attraverso norme più astratte e generali, che vertano soprattutto sulle esternalità negative che le varie attività non devono arrecare ad altri, ossia dicano cosa non fare. Questo, da un lato, renderà più credibili ed efficaci le norme pubbliche; dall’altro, creerà anche nuovi spazi per una maggiore creatività della società, non solo in termini progettuali, ma anche organizzativi. In questa prospettiva è stato delineato il possibile ruolo che “comunità contrattuali private” potrebbero avere in una città più aperta. In conclusione - ha evidenziato il relatore – non si tratta di eliminare il diritto, ma di intenderlo come cornice di garanzia di lungo periodo entro cui gli individui, singoli o in gruppo, possano liberamente esplorare forme diverse di vita urbana. Alla fine della relazione, si è svolto un proficuo dibattito, alimentato dagli interventi dei partecipanti al seminario, i quali hanno proposto domande e appropriate considerazioni e consentito al relatore di approfondire ulteriormente l’argomento trattato.

2° seminario
3 febbraio 2017 - Università "Magna Graecia" di Catanzaro

“Miti e realtà dello statalismo” è stato il tema che il prof. Carlo Lottieri dell’Università degli Studi di Siena ha sviluppato al 2° seminario della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2017 presso l’ateneo Magna Graecia.
“Al termine statalismo possono ricollegarsi più significati”- ha evidenziato Sandro Scoppa, presidente della fondazione organizzatrice, nell’introdurre il seminario - “Esso, infatti, può essere impiegato per designare una concezione politica e un sistema di governo, e le conseguenti misure volte ad ampliare le competenze dello Stato, il quale finisce per controllare ampi settori o totalmente l’economia e la società”. Tale termine si connota comunque negativamente, e può anche essere inteso oltre i confini politico-economici - ha ancora aggiunto Sandro Scoppa - fino a designare tutti coloro che invocano l’intervento del potere pubblico per imporre regole di vita e regolamentare qualsiasi ambito della vita associata. Le origini dello statalismo sono antiche e possono essere fatte risalire al pensiero di Platone, il promotore della reazione contro la società aperta della democrazia ateniese, nel quale è contenuto il programma politico dello statalismo moderno.
Ha quindi preso la parola il prof. Carlo Lottieri, il quale ha innanzitutto evidenziato come lo Stato si basi sulla violenza e sulla conquista, ma si sia poi affermato costruendo una serie di miti volti a giustificazione del proprio potere. A tale proposito la lezione di Bruno Leoni è stata cruciale, quando ci ha aiutato a capire che lo Stato va guardato per quello che è, senza farsi ingannare dalle ideologie. L’autore de ‘La libertà e la legge’ ci ha spinto a chiederci se quanto oggi è affidato alle cure dei poteri pubblici non possa essere meglio gestito da individui, imprese e realtà associative che operano nel libero mercato”. Agli inizi della sua storia - ha quindi rilevato il relatore – lo Stato si è giustificato come garante di pace e sicurezza, salvo poi essere all’origine di ogni sorta di guerra e conflitto. In seguito, si è presentato come il tutore della dimensione comunitaria dell’esistenza, ma in realtà ha costruito nazioni del tutto artificiose che hanno spesso dissolto i veri legami storici su cui poggiava la società. Infine, ha voluto legittimarsi come strumento essenziale per garantire cure mediche, pensioni e istruzione: ma oggi dobbiamo ammettere che il welfare State è in totale bancarotta e che solo se riusciremo a sviluppare un welfare privato e alternativo potremo dare un futuro alla nostra civiltà.
Alla fine del seminario, il relatore ha ulteriormente approfondito gli argomenti trattati, interagendo con i partecipanti e rispondendo alle domande degli stessi.

1° seminario - lectio magistralis
27 gennaio 2017 - Amministrazione Provinciale Catanzaro

La sala della giunta dell’Amministrazione Provinciale di Catanzaro ha ospitato la lectio magistralis che ha inaugurato della nona edizione della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises”. Relatore è stato il professor Lorenzo Infantino, ordinario presso la Luiss Guido Carli di Roma, la cui lezione ha avuto per tema “La tradizione liberale italiana: Bruno Leoni, 50 anni dopo”.
In apertura dell'incontro, Francesco Severino, in rappresentanza dell’ente provinciale, ha portato il saluto dell’Amministrazione Provinciale, la quale ha tenuto a battesimo la Scuola nel 2009, e oggi è nuovamente partner dell’iniziativa, che negli anni ha consolidato la sua presenza e si è dimostrata di particolare importanza, soprattutto per i giovani e per la loro formazione.
È poi intervenuto Sandro Scoppa, presidente della Fondazione Vincenzo Scoppa, organizzatrice della manifestazione, il quale ha innanzi tutto illustrato i temi essenziali dei seminari della nuova edizione della Scuola di Liberalismo, nel corso dei quali verranno anche approfondite le elaborazioni di Bruno Leoni, il filosofo e politologo torinese, del quale nel 2017 ricorre il 50esimo anniversario della scomparsa. Ha poi detto dell’importanza della funzione svolta dalla Scuola nell’ambito delle attività della Fondazione e si è soffermato sugli apprezzabili risultati conseguiti nelle passate edizioni. L’avvocato Scoppa ha infine ringraziato i presenti e tutti coloro che con il loro aiuto e la loro partecipazione hanno reso possibile questa nuova edizione della Scuola.
Ha dopo preso la parola il prof. Lorenzo Infantino, il quale si è dapprima intrattenuto sui legami che hanno unito Bruno Leoni ai grandi esponenti della cultura liberale del suo tempo, in particolare a Friedrich A. von Hayek. Il relatore si poi soffermato sul nucleo centrale dell’opera di Leoni: ha insistito sulla contrapposizione fra diritto e legislazione ed ha gettato luce sulla funzione svolta dal primo come habitat normativo della libertà individuale di scelta, della cooperazione volontaria e del mercato. In contrapposizione a ciò, ha posto in evidenza i danni provocati dalla legislazione, il cui contenuto colpisce sempre il principio dell’uguaglianza dinanzi alla legge e determina una perversa alterazione dei meccanismi dello Stato di diritto. In conclusione, il professor Infantino ha riconosciuto la grande importanza del contributo teorico apportato da Bruno Leoni, che si pone come un anello di congiunzione fra l’eredità intellettuale di Luigi Einaudi e i contributi delle più giovani generazioni liberali.
La lectio del professor Infantino è stata seguita con molta attenzione dal numeroso pubblico presente, che alla fine della lezione ha alimentato un interessante dibattito con interventi e domande al relatore.

Conferenza stampa
18 gennaio 2017 - Camera di Commercio di Catanzaro

La Camera di Commercio di Catanzaro ha ospitato la tradizionale conferenza stampa di presentazione della Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” 2017. All’incontro, moderato da Rossella Galati, direttore della rivista Liber@mente, hanno preso parte, in rappresentanza degli enti organizzatori e dei partner, Sandro Scoppa, presidente della Fondazione “Vincenzo Scoppa”, Paolo Abramo, presidente della Camera di Commercio di Catanzaro, Andrea Porciello, dell’Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro, Francesco Severino, per l’Amministrazione Provinciale di Catanzaro, Pietro Funaro, per il Lions Club Cropani - Botricello - Sellia Marina “Medio Jonio”, e Angela Fidone, per il Tea Party Calabria.
In apertura è stato illustrato il programma della Scuola, che è un corso di formazione politica, aperto a tutti e gratuito, sul sistema di principi del liberalismo classico, che ha ormai consolidato la sua presenza, confermandosi come un’iniziativa culturale di successo, ricca di elevati contenuti scientifici e formativi.
La Scuola ha ormai travalicato i confini nazionali ed è diventata internazionale. Non solo per la presenza di relatori pure provenienti da prestigiosi atenei stranieri, ma anche per il seguito che ha creato in altre parti del mondo, e non solo tra gli allievi che, numerosi, annualmente frequentano le sue lezioni.
L’attività della nona edizione inizierà il 27 gennaio 2017, con la lectio magistralis che il prof. Lorenzo Infantino della Luiss Guido Carli di Roma terrà presso la sala della giunta dell’Amministrazione Provinciale di Catanzaro su: “La tradizione liberale italiana: Bruno Leoni, 50 anni dopo”. Ricorre, infatti, nel 2017, il 50esimo anniversario della scomparsa di Bruno Leoni, il grande filosofo e politologo torinese, che è stato uno dei pochissimi studiosi italiani di scienze sociali ad avere conseguito, nel secondo dopoguerra, un apprezzamento di carattere internazionale.
Dal 3 febbraio 2017 sino al 31 marzo 2017, i seminari si svolgeranno ogni venerdì alle ore 15 presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro, località Germaneto. Il 26 maggio 2016, con inizio dalle ore 19, la sala “Friedrich A. von Hayek” della Fondazione Stella di Catanzaro, ospiterà la cerimonia di premiazione e di assegnazione dei riconoscimenti e degli attestati. Come per le passate edizioni, i partecipanti che avranno preso parte a 2/3 delle lezioni, potranno concorrere all’assegnazione dei riconoscimenti e saranno pure segnalati all’Université d’été de la nouvelle économie di Aix-en-Provence e al Mises Institute di Auburn (Alabama - USA) per essere invitati ai loro seminari estivi.
La SDL 2017 è un’iniziativa della Fondazione “Vincenzo Scoppa” e della rivista Liber@mente in collaborazione con l’Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro - Dipartimento di Scienze Giuridiche, Storiche, Economiche e Sociali, l’Amministrazione Provinciale di Catanzaro, la Camera di Commercio di Catanzaro, la Confedilizia Catanzaro, la Fondazione Hayek Italia, il Tea Party Calabria, l’Instituto Mises Brasil, la Liberilibri editrice, il Conia Catanzaro, il Lions Club Medio Ionio, l’associazione DomJUS, la Fondazione Istituto Stella, l’Assindatcolf, la Domusconsumatori e l’associazione Amici Veri.


 

1- La Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” di Catanzaro è un’iniziativa della Fondazione “Vincenzo Scoppa” e della rivista Liber@mente, che si inserisce nelle finalità statutarie della medesima Fondazione, sul sistema di principi del liberalismo classico.
2- La Scuola è aperta a tutti, indipendentemente dall’età, dalla nazionalità e dal titolo di studio posseduti. È consentita la partecipazione degli allievi delle precedenti edizioni della medesima Scuola. La SdL si articola in dieci seminari, la cui frequenza è obbligatoria per coloro che, dopo aver presentato domanda di iscrizione, intendono conseguire l’attestato di frequenza e/o concorrere all’assegnazione dei premi e dei riconoscimenti, che saranno messe in palio da uno o più sponsor, e saranno rese note in occasione dei seminari. I non iscritti possono assistere liberamente alle lezioni ma non potranno ricevere l’attestato di frequenza né concorrere all’assegnazione  delle borse di studio o dei riconoscimenti.
3- La domanda di iscrizione, redatta sull'apposito modulo, può essere presentata mediante invio con e-mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , via fax al n. 0961.741450 (ore ufficio), può essere consegnata alla segreteria della Fondazione, previo contatto telefonico.
4- La domanda, per concorrere all'assegnazione dei premi e dei riconoscimenti, ove messi in palio, nonché per ottenere i CFU (qualora saranno riconosciuti per gli studenti del Dipartimento di Scienze Giuridiche, Storiche, Economiche e Sociali dell'Università degli Studi "Magna Graecia" di Catanzaro), ammessi dalla competente autorità universitaria, e/o per conseguire l'attestato di frequenza, deve essere presentata entro e non oltre l'inizio del 5° seminario.
5- Il numero delle lezioni, la loro distribuzione e la sede di svolgimento sono stabiliti insindacabilmente dalla Fondazione organizzatrice, la quale si riserva inoltre ogni diritto e prerogativa nella scelta del programma e dei docenti e riguardo ogni altra aspetto dell’organizzazione, amministrazione e gestione della Scuola.
Il calendario con il programma delle lezioni e ogni eventuale modifica sono comunicati mediante inserimento nel sito www.fondazionescoppa.it e, ove possibile, attraverso comunicazione orale in occasione delle lezioni, qualora la modifica dovesse intervenire successivamente all’avvio del corso.
6- Ai soli fini di conseguire il rilascio dell’attestato di frequenza, ogni partecipante, che avrà assicurato la sua presenza ad almeno 6 (sei) lezioni, dovrà presentare apposita richiesta scritta entro il termine stabilito per lo svolgimento della prova finale. La consegna degli attestati, previa verifica del numero di presenze, sarà effettuata esclusivamente in occasione della cerimonia di chiusura della Scuola. Il ritiro dovrà essere perfezionato personalmente dall’interessato o da incaricato munito di delega scritta. In difetto di richiesta scritta o di vana scadenza del predetto termine, la Fondazione organizzatrice non sarà tenuta a provvedere in merito. La Fondazione si riserva il diritto di assoggettare il rilascio dell'attestato al versamento di un contributo. Tale contributo sarà maggiorato nel caso di ritiro dell'attestato successivamente alla scadenza del termine stabilito.
7- Per partecipare all'assegnazione dei premi e dei riconoscimenti e/o per ottenere i 3 CFU, ove riconosciuti , ogni iscritto alla Scuola, che avrà assicurato la sua presenza ad almeno 6 (sei) lezioni, dovrà compilare e presentare il modulo contenente il test d’ingresso, partecipare e completare la prova relativa all’eventuale verifica intermedia e partecipare e completare la prova finale. Essa potrà consistere nella redazione di un elaborato, frutto di studio, riflessione e impegno personali, a pena di esclusione dal concorso. Tale elaborato potrà essere redatto come tema da svolgere in data e luogo indicati dalla Fondazione organizzatrice ovvero mediante tesi da predisporre a casa e presentare nel termine stabilito. Non saranno ammessi, e saranno esclusi prima della valutazione, i concorrenti che avranno elaborato i test, la prova intermedia o la prova finale in gruppo con uno o più concorrenti e quelli che non avranno sviluppato i lavori sulla base di una delle tracce proposte. Saranno altresì esclusi tutti coloro i cui lavori risulteranno frutto di plagio, anche di singole parti, pure minime, o di plagio di lavori realizzati da altri concorrenti, anche in edizioni o scuole diverse. La Fondazione organizzatrice si riserva il diritto di limitare il numero massimo di iscritti alla Scuola sino alla corrispondenza della capienza dell'aula assegnata per i seminari (70 posti). A tale scopo saranno ammessi i primi settanta studenti che avranno presentato domanda di iscrizione, secondo le modalità e i termini previsti nel presente regolamento e nel manifesto di pubblicizzazione dell'iniziativa. In caso di rinuncia successiva, prima dell'inizio del 4° seminario, del da parte di uno o più iscritti, subentreranno i primi dei non ammessi, rispettando la data di presentazione della domanda.
8- Il test d'ingresso sarà fornito in occasione della lezione inaugurale della Scuola o in una successiva. Le tracce per la eventuale prova intermedia e quelle per la prova finale saranno comunicate in occasione della data prevista per il loro svolgimento o successivamente. Ogni concorrente non può partecipare con più di un elaborato. Gli elaborati presentati resteranno di proprietà della Fondazione organizzatrice e non saranno restituiti. I vincitori in passate edizioni della Scuola potranno partecipare al concorso.
9- Il modulo con il test d’ingresso e gli elaborati della eventuale prova intermedia e della prova finale dovranno essere personalmente consegnati entro il termine che sarà indicato. La Fondazione si riserva la facoltà di far eseguire la prova intermedia e l'eventuale prova finale in una data non coincidente con lo svolgimento di una lezione.
10- Nel caso in cui la prova finale sarà espletata mediante tesine, esse andranno consegnate in originale, entro la data che sarà indicata, alla segreteria della Fondazione Vincenzo Scoppa (vico 3° Raffaelli, 10 – 88100 Catanzaro – 0961.741450). Le tesine, redatte su una delle tracce proposte, a scelta del candidato, dovranno essere lunghe dalle 30 alle 50 cartelle da 30 righe (ognuna delle quali da 60/65 battute) e contenere l’indice, un brevissimo curriculum del concorrente, la bibliografia e la tesi vera e propria preceduta da un’introduzione e seguita dalle conclusioni. Unitamente alla tesina, ed entro lo stesso termine, il candidato dovrà inviare copia della tesina in formato pdf tramite posta elettronica all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. . La mancata consegna della tesina nel termine stabilito o la consegna incompleta, mancante di una o più parti ovvero di una o più copie, compresa quella in pdf, comporteranno l’esclusione del candidato dal concorso. Saranno altresì esclusi i concorrenti i cui elaborati superano le dimensioni stabilite.
11- Gli elaborati presentati saranno giudicati da una commissione designata dalla Fondazione organizzatrice. La scelta della commissione e il giudizio espresso dalla stessa sono insindacabili come è insindacabile la scelta dei vincitori. La Commissione potrà anche tenere conto, in sede di valutazione finale, del numero e della qualità della partecipazione dei concorrenti alle lezioni.
12- Per l'assegnazione dei premi e dei riconoscimenti, essi saranno attribuiti, a insindacabile giudizio della Fondazione organizzatrice: a) ai primi tre classificati, nel caso in cui il numero dei partecipanti al concorso superi le 6 unità, ovvero b) ai primi due classificati, quando il numero è compreso tra 4 e 6, oppure c) al primo classificato, quando il numero non superi le 3 unità. È comunque in facoltà della Commissione giudicante escludere, per i motivi sopra indicati o in altri casi gravi, uno o più concorrenti, raggruppare le borse di studio e/o procedere all’assegnazione di un numero inferiore di premi ovvero, in caso di giudizio d’insufficienza degli elaborati, non assegnare alcun premio.
13- La proclamazione dei vincitori sarà resa nota solamente in occasione della cerimonia di chiusura della Scuola. Nella stessa circostanza saranno consegnati i premi ai vincitori, i quali dovranno provvedere personalmente al ritiro. Unitamente ai premi, saranno consegnati ai vincitori e ai partecipanti al concorso che, a giudizio insindacabile della commissione giudicante, avranno raggiunto la sufficienza, un attestato di frequenza della Scuola con merito.
14- Il presente regolamento annulla e sostituisce il regolamento adottato in precedenza e quelli relativi ad altre edizioni della Scuola.
15- Ogni eventuale modifica del presente regolamento sarà inserita nel presente sito.



PROGRAMMA
 
 
27 gennaio 2017, ore 16 - Lectio magistralis
Lorenzo Infantino
La tradizione liberale italiana: Bruno Leoni, 50 anni dopo
Amministrazione Provinciale di Catanzaro, piazza L. Rossi
   
   
3 febbraio 2017, ore 15
Carlo Lottieri
Miti e realtà
dello statalismo
Università "Magna Graecia"
Fac. Giurisprudenza - Catanzaro
3 marzo 2017, ore 15
Michele Governatori
L'ecologia
di mercato
Università "Magna Graecia"
Fac. Giurisprudenza - Catanzaro

   
   
10 febbraio 2017, ore 15
Stefano Moroni
Il liberalismo e
la politica urbanistica
Università "Magna Graecia"
Fac. Giurisprudenza - Catanzaro

10 marzo 2017, ore 15
Andrea Porciello
La teoria politica di Lon L. Fuller
e quella di Bruno Leoni

Università "Magna Graecia"
Fac. Giurisprudenza - Catanzaro

   
   
17 febbraio 2017, ore 15
Alessandro Vitale
La politica e
la "legge dell'apprendistra stregone"
Università "Magna Graecia"
Fac. Giurisprudenza - Catanzaro

17 marzo 2017, ore 15
Gianfranco Fabi
La sharing economy
al tempo della globalizzazione
Università "Magna Graecia"
Fac. Giurisprudenza - Catanzaro

   
   
24 febbraio 2017, ore 15
Angeka Fidone
L'arte, l'opera
della libertà
Università "Magna Graecia"
Fac. Giurisprudenza - Catanzaro

24 marzo 2017, ore 15
Giampaolo Garzarelli
Decentramento del settore pubblico,
mercato e libertà
Università "Magna Graecia"
Fac. Giurisprudenza - Catanzaro

   
   
31 marzo 2017, ore 15 - Tavola rotonda
Massimo Blasoni
Direzione "Liberrima":
il viaggio verso il futuro
Amministrazione Provinciale di Catanzaro, piazza L. Rossi
 
5 maggio 2017, ore 15
Svolgimento prova finale
 
26 maggio 2017, ore 19
Cerimonia di chiusura e di premiazione
Fondazione Stella Onlus, Sala "Friedrich A. von Hayek"
via G. Pepe, 23 - Catanzaro
 
     
     
La Scuola di Liberalismo "Ludwig von Mises" 2017 - IX edizione di Catanzaro è un’iniziativa della Fondazione “Vincenzo Scoppa” e della rivista Liber@mente in collaborazione con l’Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro - Dipartimento di Scienze Giuridiche, Storiche, Economiche e Sociali, l’Amministrazione Provinciale di Catanzaro, la Camera di Commercio di Catanzaro, la Confedilizia Catanzaro, la Fondazione Hayek Italia, il Tea Party Calabria, l’Instituto Mises Brasil, la Liberilibri editrice, il Conia Catanzaro, il Lions Club Medio Ionio, l'associazione DomJUS, la Fondazione Istituto Stella, l’Assindatcolf, la Domusconsumatori e l’associazione Amici Veri